Domenica ho zappato via erbacce per tutto il giorno e mi sono ritrovata martedì con la sciatica infiammata. Quando si parla di sciatica vuol dire essere ufficialmente vecchi. Una volta non mi preoccupavo granché delle mie azioni, delle conseguenze, del dormire poco, fumare troppo, mangiare sintetico, radiazioni, il correre veloce in macchina e tutte quelle robe li da pazzi furiosi. Le facevo e ne godevo. Andavo a yoga e non mi contorcevo mai dal male ad una gamba. Era tutto perfettamente al proprio posto, tutto sotto controllo. Ora qualcosa tende a cambiare, sento le cellule che abortiscono, sento gli acciacchi da donne lamentose al bar, sento il colpo di freddo. Per dire io una volta avevo un armadio ricolmo di maglie che non arrivavano all'ombelico, adesso se non coprono almeno i fianchi sono certa che mi verrà il caghetto.
L'orologio va più svelto, mi ritroverò a patire l'inferno d'umidità irlandese lamentandomene in inglese, spero, che in italiano suona così retrò...
Mi viene voglia di pensare all'Italia con nostalgia, non con quel senso di fastidio perenne che mi porto appresso. Io alla sera ci arrivo sclerata, incazzata. La gente è brutta. Si, siete tutti brutti. Crescere è una grande fregata, e si parlava di colpi di freddo per poi ritrovarmi a formalizzare le parole anche in compagnia. Come se indossassi una maschera di compiacenza, di quieto vivere. Mettere la gente a tacere è impossibile. Mi dice "tu non sei capace di accettare le critiche" e io ribatto "no, non è vero, ti sbagli, io ne sono capacissima".
Non conosco persone capaci di questo, con la scusa dell'amicizia e col pretesto della sincerità si presentano ad elencar difetti. Brrrr ecchedduemaroni!
Io riconosco solo che con gli anni peggioro ma nessuno ancora me lo ha detto. Aspetto di avere dei figli per migliorare, quando cominceranno a fare l'esatto opposto di ciò che gli ordinerò o quando capiranno che i genitori non sono portatori sani di verità ma solo di amore. E per l'amore ci vorrà tempo e solo vicino agli "enta" capiranno che bello fù ciò che diedi col cuore.
Mia mamma un giorno mi spiega dove sarà la mia postazione nella nuova sede della ditta. E io le dico "guarda che io tra un anno sono via" e lei "beh ora sei ancora qui no?" e io "si, ma tra un anno io sarò via" e lei "ma dicevi così anche l'anno scorso" e io "si ma l'anno scorso dicevo che sarei andata via dopo due anni, è matematica mamma, non è difficile"...
Un mio amico mi ha chiesto come sfrutterei la mia conoscenza e il fatto di far parte di un mondo evoluto, se mi risvegliassi per assurdo in un era a caso del passato dove ancora non è stato inventato niente di ciò che ci circonda. Ho cominciato a sparare diverse cose rendendomi subito dopo conto che non saprei costruire nessuna di queste, forse cercherei un modo per irrigare i campi, mi sembra facile. Però poi ho pensato "cazzo, averci la più alta tecnologia e qualunque altra comodità non mi permette di sfruttare lo stesso ciò che ho in un ipotetico passato dove dovrei fare tutto da zero". Non è inquietante pensare che l'evoluzione umana ha ridotto di gran lunga la conoscenza dell'individuo? Io, se rinascessi nel passato, non servirei a niente come quasi la maggior parte degli umani di oggi.
Io, furba, rivolgo la stessa domanda a mia madre, spero in una riflessione, condivido. E mia mamma risponde "io porterei la gerarchia, l'ordine civile e la politica economica".
Non so se pensare che sia un genio incompreso, una folle, una fissata. Oggi mi ha scritto due pagine sulla cultura antropologica dicendomi che era l'argomento fatto su misura per me, poi me l'ha letto tutto d'un fiato e siamo finiti a parlare degli extracomunitari e della loro integrazione. Da qualche giorno si vanta di essere stata brava a non andarci nemmeno a votare. E più me lo ricorda "le leggi del tuo Prodi guarda che disastro" e più mi viene da pensare che forse se quest'Italia va a mignotte c'è anche lo zampino di chi non ha voluto prendere posizione. Per eventuali miglioramenti o peggioramenti del nostro sistema lei non potrà dire nulla, ma poi parlerà lo stesso. Ehhh quanto amore mia mamma, so che si commuove se pensa che vado via davvero, ma meglio non parlare di politica o economia. O della chiesa, del papa, dell'istruzione, del calcio e di Malpensa. Tutto il resto invece si può liberamente trattare.
Ma non era di mia mamma che volevo parlare, bensì del carosello. Il carosello è molto bello, peccato non averci la tivvù, du canne e il maggiolone parcheggiato in cortile.
La sorella del mio uomo è rientrata dall'ospedale. Le hanno tolto i linfonodi, parte del seno, il capezzolo. E a breve cominceranno i giri di valzer con la chemio. Secondo me è pazzesco il cancro. Ieri sera Mr Linux mi faceva notare che quelle cose li passi gli anni a sentirle lontane, da televisione, da pubblicità progresso sulla ricerca, da qualche articolo di giornale, ma sempre lontano da te. Poi appena qualcuno si ammala di cancro ecco che saltano fuori persone da tutte le parti che ci si sono imbattute almeno una volta, chi ha lottato, chi ha ceduto, chi lo ha visto come un doversi fermare per migliorare la propria vita che faceva schifo e continua a citare il destino e la fatalità, chi si perde e si spegne. Lei ha una cotenna non indifferente e quando sono andata a trovarla mentre era ricoverata era bella, bellissima, anche senza trucco. Sorride, ci scherza, si è messa i guantoni ed è pronta a mandare affanculo tutte queste cellule impazzite. Siamo al primo gradino.
Ma ora diamo un tocco di leggerezza a tutto e parliamo dello shopping suvvia. Allora. Ho fatto shopping, con la scusa di questo matrimonio noi galline abbiamo cominciato a correre per diversi negozi in due sedute molto vissute. Due interi pomeriggi passati a guardare scaffali e carrelli di roba. E ho capito che io odio lo shopping. Ecco a voi "Il decalogo che dimostra che lo shopping è fatto solo per donne che non sanno vangare". Punto primo: costa tutto troppo caro e mi rifiuto di pensare che una maglia da cinquanta euro valga davvero cinquanta euro anche se è sintetica. Punto secondo: andarci in massa significa resistere anche nei negozi dove si è constatato perfettamente che non c'è niente che ti può piacere. Punto terzo: le amiche vogliono che provi tutto quello che secondo loro può starti bene quando a te va di provare solo quell'unica cosa che ti piace. Punto quarto: io parlo a voi, signori stilisti... ma siete rincoglioniti?!?! No davvero, basta cocaina ragazzi, non potete rifilare alle comune mortali vestiti che sembrano involucri per caramelle, cazzo, la gente è cicciona e davvero, girare per il centro e vedere esplodere rudelli sotto a magliette striminzite fucsia o uomini che paiono salsicce è brutto. Ok? BRUTTO. Punto quinto: io ho le braccine così corte che mi puzzano le mani di ascella (cit.)! E quando l'altro giorno ho provato l'unico vestito "fico" che ho trovato a momenti mi prendeva una sincope accorgendomi che sul cartellino c'era scritto duecentoquarantaeuro! Punto sesto: essere bassa centocinquantacentimetri, avere gusti tendenti ai figli dei fiori e non averci tette è deleterio. Specie quando in tutti e dico tutti i negozi ci sono dalla 42 in su e porti una trentotto e la commessa vuole convincerti che con un tocco qui e un tocco li, da sarta esperta, tutto va come deve andare. Mi sono ritrovata ricoperta di spillini davanti ad uno specchio circondata da donne assatanate, sicure che quello era il vestito per me. Punto settimo: non è vero che i gay hanno sempre buon gusto. Il proprietario del negozio di borse voleva convincermi che adesso non va più assolutamente di moda abbinare la borsetta alla scarpa. Certo abbinare ad un tacco di legno una borsa con delle paillettes mi sembra eccessivo. Punto ottavo: le commesse che vengono a chiederti cosa vuoi, come vuoi, quando e perché, per cosa, e poi partono con la raffica di "oh come ti sta bene questo" e "oh come ti sta bene quello" (si, "oh" è il prefisso di ogni frase) e "oh guarda che se gli diamo un'aggiustatina ti sta da Dio" anche se hai la netta sensazione di assomigliare tanto a quella bambina nella pubblicità che indossava le scarpe della mamma, ecco, io a quelle chiederei i danni morali. Punto nono: le donne quando fanno shopping perdono completamente la cognizione del tempo. E avere un uomo a casa che le aspetta non fa differenza. Per ben due volte sono tornata a casa più tardi di quando vado a lavorare, più stanca di quando vado a lavorare e litigo coi miei e zappo l'orto e guido per tre ore dietro fila e ho risposto a ottomilioni di telefonate di clienti che chiedono le cose più cretine. E aver detto alle mie amiche "ehi amiche sono stanca, andiamo a casa?" mi ha confermato che se l'avessi ripetuto due volte sarei tornata a casa anche senza qualche arto. E questo punto nono sottolinea anche la violenza delle reazioni femminili quando le strappi dallo spendere e spandere per rifocillare l'armadio. Punto decimo: fare shopping di massa per me è ufficialmente autodistruttivo. Io mi ammalo se vado con le amiche a fare shopping, io non reggo, io non ce la faccio. Ho passato un quarto d'ora in uno spogliatoio sotto pretesa delle compari a provare le cose più assurde cercando di simulare una faccia decente per non offendere i loro gusti. L'unica volta che ho provato il vestito di cui mi sono innamorata (trentacinque euro - tiè) loro non hanno assolutamente simulato niente, anzi, i loro volti si sono tutti deformati un po' come quando la mia mamma mi preparava la trippa, e mi sono sentita mancare le energie definitivamente.
E ora un breve consiglio a voi uomini che mi leggete e che miracolosamente siete arrivati in fondo al mio post: se volete farvi perdonare qualcosa dalla vostra donne portatela a fare shopping, ditele che quella cosa che si è provata con gli occhi lucidi di gioia le sta da dio, e spergiurate che spendere centocinquanta euro in un pomeriggio non è così grave. Ah... magari ricordatele che ha dei capelli meravigliosi.







